Alopecia androgenetica

E’ il più comune tipo di calvizie. questa è caratterizzata dal fatto che è “iscritta” nel DNA del soggetto e si tramanda attraverso il legame di parentela. Molto spesso la sua presenza si accompagna ad un aumento della secrezione sebacea e una secchezza della pelle del cuoio cappelluto che si frastaglia in lamelle che danno luogo alla forfora (fenomeno che prende il nome di desquamazione furfuracea).

L’alopecia androgenetica è progressiva e al suo inizio si manifesta con un diradamento che inizia dalla zona sopra la fronte e sulla sommità della testa per poi coinvolgere tutto il cuoio capelluto ad esclusione della nuca e della zona delle tempie. Per descrivere questa progressione esiste una “tabella” utilizzata universalmente dai tricologi. Questa scala messa a punto da James Hamilton nel 1950 e poi perfezionata da Norwood negli anni ’70 consta di sette livelli che fotografano il progressivo diradamento dei capelli dove per Stadio I si descrive un’iniziale stempiatura, mentre nello stadio VII viene tratteggiata la mancanza quasi totale di capelli e dunque la calvizie conclamata.

Come si manifesta?

L’azione del DHT (diidrotestosteroone) provoca una miniaturizzazione dei follicoli e dei capelli, che dapprima non diminuiscono realmente di numero, ma diventano molto più sottili e la radice sempre più superficiale. La calvizie maschile poi si manifesta con un progressivo cambio nella pigmentazione dei capelli, all’interno dei quali cessa anche la produzione di pigmenti (melanina), quindi anche se ci sono, l’impressione è di un forte diradamento.

Progressivamente si nota un accorciamento della fase di crescita, la fase anagen, che porta come conseguenza un accorciamento della lunghezza massima del capello e una forte caduta, confusa con il telogen effluvium, che invece è una situazione temporanea.

La massiccia caduta, l’aspetto sottile e privo di colore dei capelli e l’incapacità di produrre capelli più lunghi di un normale pelo danno il tipico aspetto diradato del cuoio capelluto, sintomo della calvizie maschile.

Ciò che è importante sapere è che l’alopecia androgenetica non consiste in una vera e propria perdita di capelli, ma in una loro modifica sostanziale. Sono i follicoli che con il passare del tempo, sebbene rimangano attaccati al cuoio capelluto, si atrofizzano. Il capello perdendo il proprio nutrimento non riesce a crescere, perde la propria colorazione e la struttura divenendo invisibile e infine cadendo.

Si può correggere con il trapianto capelli?

L’alopecia androgenetica provoca – a macchia d’olio – zone diradate o calve. La caduta dei capelli inizia dalle stempiatura e dalla chierica per poi allargarsi fino – nei casi più severi – a lasciare con capelli solo il “ferro di cavallo”, cioè la zona della nuca e occipitale. Con la moderna tecnica di trapianto capelli è possibile prelevare dalla zona donatrice una unità follicolare alla volta ed impiantarla nella parte interessata. I capelli trapiantati non cadranno mai perché geneticamente resistenti ma i capelli nativi sono ancora soggetti al meccanismo nefasto del DHI.

Con il moderno trapianto capelli si può correggere efficacemente l’alopecia androgenetica ed ottenere risultati entusiasmanti. Con la tecnica Micro FUE si possono prelevare dalla zona donatrice moltissime unità follicolari senza depauperare la zona donatrice.