Mastoplastica additiva: Quali complicanze?

Guida alla mastoplastica additivaLa mastoplastica additiva prevede l’inserimento nel tessuto mammario di un paio di protesi. Questa procedura chirurgica offre buoni risultati estetici e il grado di soddisfazione delle pazienti è mediamente alto, ma bisogna ricordare che non è esente da rischi. Infatti, un intervento più invasivo è sicuramente un intervento più rischioso. Di fatto, con la mastoplastica additiva, un oggetto esterno viene impiantato nel corpo e vengono alterati la posizione e la forma del seno.

Il margine di rischio è ridotto dalla perizia e dall’esperienza del chirurgo che esegue l’intervento, e d’altro lato, dall’osservanza del paziente di quanto gli viene prescritto al momento della dimissione.

Tuttavia le complicanze non possono mai essere del tutto evitate e la paziente di mastoplastica additiva deve esserne a conoscenza.

Complicanze della mastoplastica additiva: Il rischio di infezioni

Qualora si manifestasse un’infezione, in genere ciò avviene a breve tempo dopo l’intervento, nell’arco delle primissime settimane. Benché raramente, possono esistere casi in cui l’infezione si manifesta anche quando le incisioni sono completamente guarite. In tali casi isolati, le protesi mammarie devono essere rimosse per fermare l’infezione e impedirne la diffusione, e solo in un secondo momento, a distanza di tempo, potranno venire riposizionate.

Complicanze della mastoplastica additiva: Slittamento della protesi

Questa complicanza viene notata dalla paziente perché i suoi capezzoli sono innaturalmente orientati verso l’alto, mentre il rigonfiamento del seno si evidenzia nella parte inferiore del seno. Ciò è dovuto allo slittamento verso il basso degli impianti mammari e la correzione di tale inestetismo può necessitare di un nuovo intervento con il riposizionamento delle protesi dopo aver allestito una nuova tasca chirurgica.

Complicanze della mastoplastica additiva: Simmastia

Questa complicanza è assai rara ed è causata dall’avvicinamento verso lo sterno delle protesi mammarie che formano quasi un unico seno. La simmastia si verifica a causa della comunicazione delle due tasche chirurgiche nella parte centrale, quindi le protesi slittano verso il centro del petto. In tal caso è necessaria la correzione chirurgica, in genere con il posizionamento retromuscolare di impianti più piccoli dei precedenti.

Complicanze mastoplastica: Contrazione capsulare (o contrattura capsulare)

Nel processo di guarigione, il corpo di norma avvolge le protesi con un tessuto fibroso chiamato capsula, in quanto riconosce l’estraneità del materiale inserito. L’incapsulamento è un fenomeno normale e si verifica anche con altri tipi di protesi mediche, come le protesi articolari, i pacemaker e ossa artificiali. In alcuni casi tuttavia la capsula che si forma intorno all’impianto mammario diventa troppo rigida e contratta. Il fenomeno della contrazione capsulare si verifica a distanza di alcuni mesi dall’intervento e causa una forma eccessivamente rotonda del seno, che si presenta rigido e dolente. Questa complicanza non è molto comune, perché può essere prevenuta con particolari tipi di protesi testurizzate e con le manovre di automassaggio che la paziente deve praticare quando il seno è guarito.

La contrattura capsulare si misura secondo una scala di quattro stadi di gravità:

  • I grado : il seno è morbido e appare naturale
  • II grado : il seno al tatto è leggermente più sodo, ma la forma è normale
  • III grado : il seno è rigido e anche alla vista comincia a notarsi una forma distorta
  • IV grado : il seno è molto duro al tatto, a volte dolente e la forma innaturale è evidente

La cura per la contrattura capsulare nei casi moderati consiste in una manovra manuale chiamata “squeezing” che il chirurgo compie in pochi secondi per rompere l’involucro fibroso e risolvere la costrizione. Nei casi di contrattura evidente e dolente è necessario intervenire chirurgicamente per rimuovere la capsula e riposizionare le protesi.

Mammografia

Vi è il rischio che le protesi mammarie possano ostacolare il rilevamento del cancro al seno. Durante la mammografia, le radiografie, o gli ultrasuoni le protesi potrebbero nascondere tumori o lesioni sospette. Chi esegue questi esami deve trattare con particolare cura le pazienti con protesi al seno.  Saranno dunque necessarie visite aggiuntive che richiederanno una maggiore tempistica per la realizzazione di ulteriori immagini. Quando si prende appuntamento per una mammografia è opportuno dunque parlare all’addetto della presenza delle protesi in modo che possa programmare il tempo supplementare. Il radiologo ha bisogno di utilizzare speciali immagini: “Eklund displacement views”. La panoramica di Eklund permette di vedere quanto meglio possibile il tessuto mammario consentendo di rilevare maggiormente la presenza di cancro o lesioni. La panoramica di Eklund è eseguita in aggiunta ai normali esami. Poco prima dell’effettivo inizio della mammografia informate il tecnico sulla presenza delle protesi. Ciò aiuterà a garantire che fra gli esami venga inserita anche la panoramica di Eklund. La mammografia inoltre comprime il seno comportando la possibilità che avvenga una rottura. (Mastoplastica additiva Mammografia)

Perdita di sensibilità

Dopo la mastoplastica additiva, alcune pazienti avvertono la perdita di sensibilità nella zona del capezzolo e del seno.  Ciò è dovuto al danneggiamento delle terminazioni nervose di queste aree. La perdita di sensibilità è spesso temporanea, ma potrebbe essere anche permanente. La tecnica chirurgica gioca un ruolo fondamentale in questa complicazione. Per ridurre i rischio il vostro chirurgo deve scegliere le protesi e la tecnica  più appropriate.

Perdita o separazione del materiale della protesi mammaria

Vi sono stati studi sui possibili effetti nocivi che la perdita di materiale dalla protesi potrebbe avere sul tessuto circostante del seno. Tali studi hanno concluso che non vi sono sufficienti elementi per stabilire effetti nocivi degli impianti realizzati con materiale approvato dalla FDA (organo sanitario degli Stati Uniti d’america deputato al controllo della salute). Questi materiali approvati dalla FDA sono ampiamente usati anche in altri tipi di impianti medici, compresi  pacemaker, lenti intraoculari, articolazioni artificiali e altri dispositivi medici.

Rottura delle protesi

Nessuna protesi durerà per sempre. Le protesi possono rompersi o essere rotte, causando una deflessione. Molte rotture sono il risultato del naturale invecchiamento della protesi, dell’eccessiva compressione del seno, o di un trauma. L’effetto più evidente è il cambiamento di misura e di taglia del seno. A seconda delle dimensioni della rottura, i cambiamenti estetici possono avvenire nell’arco di alcuni giorni o durante un periodo di tempo molto più lungo.
La mammografia qualche volta schiaccia la protesi quanto basta per provocarne la rottura. Seconda la letteratura medica, in accordo con la FDA, nel decennio 1992-2002 vi sono stati 58 casi di rottura di protesi durante la mammografia. I tecnici devono prestare una particolare attenzione affinché non venga applicata al seno una pressione eccessiva.

Solitamente per rimuovere una protesi sgonfia è necessario un intervento chirurgico. Molte donne optano per la riduzione degli impianti attraverso la revisione della mastoplastica additiva.

L’importanza dell’informazione

È fondamentale che la paziente di chirurgia estetica sia informata e consapevole riguardo i benefici e i rischi connessi all’intervento di mastoplastica additiva, quindi ogni minimo dubbio dovrà essere chiarito ed analizzato nel corso del colloquio preliminare con il chirurgo.

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